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pubblicato il 18 novembre 2016 in energia

Breve storia della geotermia

Copre il 25% del fabbisogno energetico della Toscana, l’1,3% del fabbisogno nazionale e si calcola che nel 2050 potrebbe arrivare a rispondere al 3% della domanda di elettricità di tutto il pianeta. Eppure, possiamo dire che la geotermia rimane oggi una Cenerentola delle rinnovabili, quantomeno in termini di notorietà. A confermarlo è un rapporto Eurobarometro (un sondaggio della Commissione Europea su temi sociali e scientifico-tecnologici), secondo cui, in Italia, solo il 25% delle persone avrebbe una chiara conoscenza della geotermia. Un vero flop se si pensa che il Bel Paese, oltre ad avere delle caratteristiche geofisiche eccezionalmente adatte per la coltivazione di questa risorsa, come la presenza di zone vulcaniche e di sorgenti idrotermali, è anche la culla della geotermia.
Ma andiamo alle origini del rapporto tra uomo e geotermia, una storia che dura da migliaia di anni.

Travertines  Pamukkale

Sorgenti termali di Pamukkale, Turchia

La preistoria
Anche se questa risorsa sta guadagnando sempre più spazio nell’orizzonte energetico del futuro, non bisogna dimenticare che siamo di fronte a una delle prime risorse energetiche con cui l’uomo ha interagito nel passato.
Secondo uno studio pubblicato dall’Università delle Nazioni Unite, infatti, la storia tra la geotermia e l’Homo sapiens potrebbe risalire addirittura al 14.000 a.C, anche se i primi ritrovamenti archeologici che testimoniano questa relazione hanno un’età che va dai 9 ai 5 mila anni.
Secondo gli archeologi, i primi uomini avevano l’abitudine di insediarsi in prossimità di aree attive dal punto di vista geotermico non solo per godere dei benefici delle acque termali, ma anche per cucinare e per utilizzare i prodotti vulcanici. Queste prime relazioni uomo-geotermia, stando agli esperti, avvenivano già 13 mila anni fa su un’isola giapponese e 7 mila anni fa sul continente asiatico. Mentre sulle isole greche non mancano le tracce di usi terapeutici e cosmetici e nel Medio Oriente i segni di un legame con rituali e credenze religiose.

Gli Etruschi e i Romani
A detta di alcuni studiosi, i veri “padri dell’industria geotermica” furono gli Etruschi. Un popolo che non solo aveva l’abitudine di costruire gran parte dei propri insediamenti e delle proprie città in corrispondenza delle sorgenti idrotermali, ma che addirittura fece dei prodotti della geotermia – come l’alabastro, i travertini, gli ossidi di ferro e i fanghi termali – della vere e proprie merci di scambio. Pionieri non solo nel commercio, ma anche nell’artigianato, gli Etruschi furono i primi a rivestire di smalto i propri utensili, ricorrendo al borace, un composto del boro reperibile nelle sorgenti boracifere, che ad alta temperatura si trasforma in un vetro isolante e che tutt’oggi viene utilizzato per le saldature.
Le tecnologie elaborate da questo popolo furono assorbite e perfezionate dai Romani, per i quali ogni aspetto della vita quotidiana si intrecciava con le terme: da quello religioso a quello della socialità, da quello del riposo e della cura a quello della vita politica. E da Agrippa in poi, moltissimi uomini di potere cercarono di conquistare il consenso popolare costruendo terme sempre più sfarzose e più a buon prezzo. Alle terme i romani si curavano, assistevano a spettacoli musicali, si tenevano informati e concludevano affari.
Del resto, come dicevano i latini: Balnea, vina, Venus corrumpunt corpora nostra; sed vitam faciunt (le terme, il vino e l’amore corrompono i nostri corpi, ma rendono la vita bella).

The Great Geyser. Strokkur. Iceland.

Geyser, Islanda

Centrali geotermiche
Facciamo adesso un viaggio nel tempo, rimendo però in Italia, un Paese che a buon diritto può essere definito “geotermico”, non solo per le caratteristiche geologiche del territorio, ma anche perché è proprio qui, che fu costruita la prima centrale geotermica del mondo.
Siamo nel 1800, il secolo in cui, grazie anche al rapido sviluppo della termodinamica, la disciplina che studia le trasformazioni del lavoro in calore e viceversa, gli scienziati impararono a convertire in modo sempre più efficiente il vapore in energia meccanica e quindi in energia elettrica, grazie all’aiuto di turbine e generatori. Il passo verso la geotermia era davvero a portata, e non tardò a venire.
Ricco di sorgenti idrotermali, sede dell’industria boracifera e frequentato da uomini di scienza, Larderello, in Toscana, aveva nel proprio DNA tutte le carte in regola per ospitare la prima centrale geotermica. Per la produzione di acido borico, infatti, serviva molta energia, storicamente ottenuta dalla combustione della legna raccolta nei boschi della zona. E se invece degli alberi fosse stata utilizzata l’energia geotermica?
Armato di questa intuizione, nel 1827, Francesco De Larderel, fondatore dell’industria boracifera, costruì il primo impianto a energia geotermica. Da questa data in poi fu un susseguirsi di tappe importantissime per la storia della geotermia: nel 1904 Pietro Ginori Conti accese le prime cinque lampadine alimentate a geotermico e a distanza di soli 9 anni, nel 1913, la prima vera e propria centrale geotermica diede il via a una nuova era.

GinoriContiFoto2

Pietro Ginori Conti, i primi impianti geotermici di Larderello

Oggi
Dopo un’interruzione forzata durante la seconda guerra mondiale, l’industria geotermica italiana è lentamente ma progressivamente cresciuta, fino a raggiungere una capacità installata di circa 1 GW. Un numero, questo, che fa conquistare all’Italia il sesto posto nella classifica dei “Paesi più geotermici” del mondo.
A basse emissioni e disponibile 24 ore su 24, la tecnologia geotermica è oggi considerata da molti scienziati una potenziale protagonista del passaggio a una società carbon free. Non a caso, proprio un anno fa, alla COP21 di Parigi, è nata la Global Geothermal Alliance, una coalizione di 38 Paesi che si sono uniti con l’obiettivo di rafforzare il ruolo della geotermia sulla scena internazionale.
Attenzione, però, perché come ogni tecnologia anche la geotermia ha degli impatti sui territori e sulle vite di chi li abita. Tra questi, i disturbi su paesaggio, flora e fauna, gli effetti fisici (come la sismicità indotta e la subsidenza), il rumore, l’inquinamento termico (ad esempio per il rilascio di vapore) e l’inquinamento chimico (come le emissioni gassose in atmosfera). La maggior parte di questi effetti può essere minimizzata attraverso tecnologie di mitigazione e di monitoraggio, ma è comunque bene ricordare che se non vogliamo compromettere la storica relazione tra uomo e geotermia, le popolazioni locali devono essere coinvolte nel processo di innovazione fin dai suoi primi passaggi.

MappaGeotermia

Mappa della capacità geotermica installata, fonte Bertani (2015)

A cura di Anna Pellizzone

Fonti e approfondimenti

  • Bertani, R.: Geothermal Power Generation in the World 2010-2014 Update Report. Proceedings World Geothermal Congress 2015 Melbourne, Australia, 19-25 April 2015
  • Geothermal energy in human history, culture, and practices – Selected highlights, The United Nations University, 2003 http://www.os.is/gogn/flytja/JHS-Skjol/UNU%20Visiting%20Lecturers/Beata01.pdf
  • International Renewable Agency, http://www.irena.org
  • I Soffioni di Larderello, http://www.siena-agriturismo.it/soffioni_di_larderello.htm
  • VIGOR, Applicazioni Geotermiche per uno Sviluppo Sostenibile, Produzione di Calore ed Energia Elettrica, Abate et al., 2014, Edizioni Cnr. IGG, Area di Ricerca di Pisa
  • Rischi ambientali connessi all’utilizzo della risorsa geotermica: cause e buone pratiche per la loro minimizzazione, Giamberini et al., 2016, Edizioni Cnr – IGG, Area di Ricerca di Pisa
 
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